Non solo Alessandro ruba il burro dal frigo e lo magna a mozzichi, ma non lo scarta neanche (Taken with Instagram)
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Bilingual rants of an expat, no longer at home in Italy, never really at home elsewhere.Following
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Non solo Alessandro ruba il burro dal frigo e lo magna a mozzichi, ma non lo scarta neanche (Taken with Instagram)
Alessandro is 2. Happy Birthday, you little troublemaker! (Taken with Instagram)
Se si guarda proprio con tanta attenzione, in distanza quasi al centro della foto capolinano dalle chiome degli alberi il Prudential Building e l’Hancock Building, i palazzi più alti di Boston. (Scattata con Instagram)
“Ti piace questo? È per te” (Scattata con Instagram)
Composizioni col biberon (Scattata con Instagram)
“Insomma, hai pensato a che fare per cena?”
“No, perché non guardi in frigo?”
“Mah… potrei proporti una pasta condita con quei peperoni in padella che avevi fatto ieri con le olive e i capperi.”
“Ma sono pochissimi.”
“Sì, ma sai, pensavo che si potrebbero prendere tipo uno zucchino e una melanzana, fatti a dadini e spurgati col sale, poi uno li soffrigge a tremila gradi, ci mette qualche pomodorino a pezzi - sbucciato, che lo sai che le bucce nel sugo mi danno fastidio - e uno spicchio d’aglio…”
“…solo adesso lo spicchio d’aglio?”
“Sì, che così prima zucchino e melanzana possono saltare a fiamma bella alta senza che l’aglio si bruci. Lo si mette assieme al pomodoro, giusto il tempo di dare sapore.”
“Uhm…”
“E poi, quando il pomodoro si è disfato per bene e le verdure hanno finito di cuocere in umido, ci si mescolano i peperoni e si fanno scaldare.”
“Sai che? Ci vedrei bene i fusilli integrali.”
Detto fatto. Unita la pasta a fine cottura, dentro di formaggio e servito a tavola. “Pasta con ratatouille”, non vedo perché non si possa fare ex novo mescolando i peperoni alle altre verdure e aggiungendo capperi e olive prima dei pomodori, per poi procedere come descritto. Magari, un po’ di origano per richiamare la Provenza, e un po’ di cipolla che quella ha sempre il suo perché. Da berci, di questi tempi un bel rosé fresco non andrebbe negato a nessuno.
…prima che questo si possa ufficialmente definire “anno del cazzo”?
Ciao Jon, e metti a palla quel volume
Avrete notato che questo blog è adesso quasi mondo da commenti, fatta eccezione per una timida apparizione di Yet but a name. In realtà, ieri mi arriva un messaggio da Disqus (che fornisce il servizio di gestione commenti a Tumblr) che mi dice di passare alla nuova release della loro piattaforma, co tutti meglio e nienti peggio.
Lo faccio e, durante la procedura, kappello drammaticamente qualcosa. Risultato, i commenti sono ora collegati a un account differente. Proverò a vedere se li posso reintegrare ma, sinceramente, se le cose si complicano troppo li faccio solo ricominciare da zero. Tanto, se ho voglia di rileggerli lo posso fare dalla pagina di amministrazione.
Quindi, qualora la cosa vi avesse allarmato più di zero, state tranquilli: i commenti funzionano ancora.
“Dai, fai un po’ di nanna. Non è per fartela fare per forza, è che… ti ricordi le bestioline che ti vengono nei denti se non li lavi? Quando ti ammali ti vengono delle bestioline dentro. Noi nel corpo abbiamo delle bestioline nostre buone che combattono contro le bestioline cattive ma, quando lo fanno, ci stancano. Quindi, se tu ora dormi, le bestioline buone possono fare meglio quello che devono fare e tu guarisci prima, OK?”
Davide ha fatto la sua risatina sbuffata di quando un’idea lo convince. Ora vediamo fra quanti minuti si rialza, dicendo che ha dormito
E quindi, stasera si procede con una ricetta da dieta (ha ha ha): er chebbàbb. Che insomma, ne so abbastanza di come funziona il kebab vero da usare la foglia di fico della diversa grafia; così, se mi trovo un giannizzero grosso grosso alla porta armato di scimitarra che vuole farmi eunuco per come ho dissacrato il piatto, posso dirgli “ma no, vedi che è scritto diverso?”
Ciancio alle bande: Pigrazia mi ha procurato, dal nostro spacciatore libanese al centro dell’amena cittadina, una confezione di focacce simil-pita (che la pita è assai più piccola e pofy-pofy). Il resto lo ha messo il nostro frigo, la dispensa o l’orto, nella fattispecie:
Si saranno già notate delle discrepanze: creme fraiche? Semmai, se proprio non hai l’hummus, vai verso la Grecia e usa lo yogurt (avevo quella e non quegli altri). Manzo? Ma non ci va l’agnello? (e nùmme piàsce). Menta? Ma ci fanno il tè… (e allora?) Erba cipollina? Rucola? Ma non fanno l’insalata con un sacco di prezzemolo? (Volete farmi vomitare? Prezzemolo e coriandolo fresco sono le uniche erbe che mi fanno letteralmente star male da quanto mi schifano) Cipolla tritata invece dell’aglio nell’impasto? (Grazie, stanotte vorrei dormire)
Eqquìndi: si faccia la cipolla a fettine sottili e la si ponga a decipollarsi un po’ in acqua fresca. Nel frattempo, si tritino assieme menta, erba cipollina e origano, si mescolino con la crème fraiche e si condisca il tutto con sale, pepe e uno spruzzo di limone.
Si prelevi la cipolla dal suo bagno dopo un quarticello d’oretta, se ne tritino fine fine un due terzi e si mescoli a un paio d’etti abbondanti di macinato di manzo, una cucchiaiata generosa di cumino, sale e pepe. Con l’impasto, si confezionino quattro salsicciotti grossi più o meno come un Montecristo n.2 e li si impali su appositi spiedini. Disporre gli spiedini su una teglia in modo che la carne stia sospesa, si aggiunga un dito scarso d’acqua sul fondo della teglia (così il grasso che cola non fuma) e si metta il tutto in forno già molto caldo per una decina di minuti.
Si metta assieme un’insalatina con la rucola, i pomodori, la cipolla rimasta e le fave sgusciate religiosamente anche della pellicina interna (almeno nel mio caso: erano vecchie e la pellicina era diventata spessa un centimetro). Condire leggermente con olio, sale e il limone rimasto.
Quando gli spiedini sono cotti, spegnere il forno, levare la carne e mettere a scaldare per un minuto o due un paio di pita.
Assemblare disponendo sul fondo del piatto una pita, sovrapporre metà dell’insalata, metà dei salsicciotti di carne e metà della crème fraiche alle erbe. Si otterrà grossomodo questo:

Arrotolare e mangiare il più ordinatamente possibile (si farà comunque casino: non importa)
Sapete che Salvietta ha una sorella? Che la sorella, per la blogosfera Saparunda, ha un bellissimo blog di cucina?
Che il qui presente sinceramente vostro ha una non sopita vena di rompicoglioni lo sapevate benissimo; e detta vena mi porta spesso a commentare profusamente le ricette di Saparunda con idee, consigli, appunti. Ma lo faccio perché vorrei sentirmene parte, come dire, perché è fatto benissimo; ed è fin troppo di rado che mi cimento a mettere in pratica le ricette che ci leggo o i consigli che ci aggiungo.
Stavolta però, sulla sua pasta con mazzancolle marinate in soia, vino bianco e parmigiano ci avevo messo più che un pensiero. Alla fine, ho riportato la cosa in oriente e ho creato un’insalata fredda nippo-thai di soba e mazzancolle. Passo a spiegare.
Per prima cosa, ho lessato velocemente poco meno di tre etti di mazzancolle, che poi ho sgusciato, pulito e tagliato in tre parti (se no erano ingestibili). Ho poi creato una marinatura in cui ci è finito un po’ di tutto: soia, tamari (una soia più aggressivamente “carnosa”), aceto di riso, un cucchiaino di zucchero, vino bianco, olio di oliva, cipollotto fresco, ravanelli piccanti, menta, erba cipollina e una quantità smodata di zenzero fresco tritato. Nella marinatura ho messo le mazzancolle a pezzi.
Ho poi cotto velocemente due etti e mezzo di soba, specie di spaghetti alla chitarra più sottili, di farina di grano saraceno (dei fratelli sci-sci dei pizzoccheri, a dirla proprio tutta). Dopo averli scolati, ho fermato la cottura passandoli sotto il getto dell’acqua fredda fino a intiepidirli. Li ho messi in una ciotola scolandoci il liquido della marinata e mescolando bene, quindi li ho disposti in due piatti e ci ho diviso su tutta la parte solida della marinata e le mazzancolle. Il risultato:

Il sapore: grandioso. Se uno vuole può poi giocare a fare il purista, portandolo più verso il giappone (via la menta, via l’olio di oliva e il vino bianco, dentro l’olio di sesamo, il sake e alga nori tritata) o la tailandia (sostituire i soba con spaghetti di riso, via lo zenzero, dentro latte di cocco, noccioline tritate e peperoncino), se no va bene anche così.
E insomma, è passato poco più di un anno e mezzo, e oggi mi morve l’androide. Insomma, il telefonino furbo, quello figo che studiava da iPhone senza mele. Oggi sono andato a guardarlo e vedo un elegante motivo a righi bianchi e neri verticali sullo schermo, che lui ci ha il suo stile anche in queste situazioni.
Niente, non c’è stato verso: riaccendi-spegnimenti, staccamenti di batteria, chiamate all’assistenza… tutto inutile, il malato è vivo e senziente ma abita un guscio incapace di muoversi e comunicare col mondo. Destino ORRIBILE.
Quindi, ora parte un interessante studio sociologico: considerato che ormai si fa prima a elencare le cose che Bostoniano non faceva con quel telefono rispetto a quelle che ci faceva (era arrivato persino ad usarlo come accordatore per chitarra grazie a un programmino apposito) e che in teoria dovrebbe arrivare fino a dicembre per poterne riprendere un altro rinnovando il contratto con l’operatore (e quindi pagandolo un dieci per cento del prezzo di mercato), avremo modo di studiare assieme i sintomi da astinenza. Forse. Che una delle cose che sporadicamente ci facevo era scriverci i post.
Nonostante i discreti risultati, non posso continuare a mescolare spezie a caso e sperare che mi esca un credibile piatto indiano, anche perché iniziano a sapere tutti della stessa cosa.
Devo proprio cularmi la faccia, andare a importunare qualche indiano nella mia azienda e farmi consigliare un libro di cucina.
O forse no. A seconda. Se mi gira, per la durata della dieta medesima, il blog diventerà un ricettario di quello che abbiamo mangiato nella ricerca di qualche piega di ciccia in meno.
Per dire, oggi ho fatto un’insalata con 75 grammi di farro a testa, un paio di pomodori (acqua e semi nel condimento, polpa a dadini nell’insalata), un cipollotto tritato, sei olive tritate anche loro, quattro bocconcini di mozzarella affumicata a dadini. Condito il tutto con un po’ d’olio, il sugo dei pomodori, uno spruzzo di aceto, succo di limone e un cucchiaio di soia. Non dev’essere male