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Bilingual rants of an expat, no longer at home in Italy, never really at home elsewhere.
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21 May 12

Chiuso per dieta

O forse no. A seconda. Se mi gira, per la durata della dieta medesima, il blog diventerà un ricettario di quello che abbiamo mangiato nella ricerca di qualche piega di ciccia in meno. 

Per dire, oggi ho fatto un’insalata con 75 grammi di farro a testa, un paio di pomodori (acqua e semi nel condimento, polpa a dadini nell’insalata), un cipollotto tritato, sei olive tritate anche loro, quattro bocconcini di mozzarella affumicata a dadini. Condito il tutto con un po’ d’olio, il sugo dei pomodori, uno spruzzo di aceto, succo di limone e un cucchiaio di soia. Non dev’essere male

29 March 12

Ormai mi vengono così…

Insomma, ieri pollo al curry. Non mi ci dilungo, non è questa la cosa interessante; però volevo servirlo con qualcos’altro in tema che non fosse solo il riso e mi ritrovavo giusto una mezza capa di cavolfiore in cerca di utilizzo. 

Mi era rimasto qualcosa come tre cucchiaiate del misto di spezie che avevo usato per il pollo (curcuma, coriandolo in polvere, cumino in polvere, garam masala, pepe di cayenna, sale). Ci ho rotolato dentro per bene il cavolfiore diviso in cimette. Poi ho messo in una pentolina un cucchiaino di semi di senape e uno di semi di cumino assieme a un po’ di olio e burro, che ho fatto scaldare bene facendoci sudare dentro un po’ di uvetta. Appena ho iniziato a sentire qualche sparuto scoppiettio (i semi di senape e cumino scaldati) ci ho aggiunto il cavolfiore speziato e tutta la polvere di curry che non gli era rimasta attaccata, rigirando bene il tutto. Spruzzata di aceto bianco, cucchiaino di zucchero, spruzzata di brodo vegetale - il liquido deve arrivare a circa un terzo del cavolfiore. Chiusa la pentola e cotto dieci minuti, quindi riaperta la pentola e tirato a cottura finché il liquido non è diventato una specie di glassa densa che rimaneva attaccata al cavolfiore.

Beh, non riuscirò mai a ripeterlo come ieri sera, dato che (come si è visto) non tengo mai dosi precise; ma è venuto decisamente raccomandabile

20 February 12

Sapevatelo, con Bostoniano

Quando comprate delle rape rosse fresche, ad esempio per usarle a crudo nell’insalata di salmone affumicato, rape rosse e crescione, può capitare che ve le diano con il ciuffo di foglie sano. Se le foglie sono in buone condizioni (e dovreste controllare che lo siano, così sapete che le rape sono fresche) non buttatele assolutamente ma potatele con gesto deciso, lavatele abbondantemente e saltatele, direttamente in padella (con un coperchio, da levare dopo qualche minuto) con aglio, olio e peperoncino. Avrete così rimediato un ottimo contorno compreso nel prezzo delle rape. Oh, sputateci su…

Tags: ricette varie
23 January 12

E oltre la torta?

Beh, oltre la torta c’è stato ovviamente dell’altro. Iniziamo dagli

Snack iniziali

Poca fantasia, qui: del Brie, del Manchego, salame, delle specie di crostini di pita biscottata, una specie di Guacamole non shpalmato - in pratica, avocado a cubetti condito con succo di lime in cui hanno marinato cipolla rossa, sale e peperoncino fresco a fettine, il tutto poi spruzzato di olio d’oliva

Per i bimbi

Pennette panna e prosciutto. Le faccio per loro e non posso esprimere quanto mi scocci che gli adulti se le finiscano dicendomi quanto sono buone. Voglio dire, uno si fa il mazzo tutto il giorno a fare la super-cena e quelli mi si mangiano le pennette panna e prosciutto, che io non toccherei manco con un palo… Vabbè, transeat. Quelle e le pizzette surgelate, che pure hanno avuto estimatori adulti.

Primo

Confesserò: era quasi una settimana che, letto questo post di Giapatoi, non riuscivo a levarmi dalla testa i pizzoccheri. Che sono tipo sei anni che non mangiavo, fatti da me. E, fatti da altri, forse trenta. Ora, il problema è che a Roma posso andare in qualunque alimentari un po’ di lusso e comprare i pizzoccheri secchi pronti, che faranno accapponare la pelle ai puristi ma per noi terròni inesperti vanno benissimo. Qui, invece, neanche a parlarne. Rinunciare? 

Ho optato per l’autarchia. Primo punto, convincere Pigrazia che sì, volevo proprio fortemente complicarmi così la vita. Secondo, trovare la farina di grano saraceno. Terzo, trovare una ricetta. Dopodiché, grazie anche al fondamentale contributo di Pigrazia (certe cose vanno fatte a quattro mani), ho preparato un chilo di pasta - ricetta standard, 800g farina di grano saraceno, 200g farina bianca, 500 ml acqua, due grossi pizziconi di sale, impastare brevemente nella planetaria, tirare a due-tre millimetri di spessore, tagliare in tante tagliatelle lunghe 6-7 cm - che poi ho lessato assieme a, diciamo, mezzo chilo di bieta e uno di patate a dadini, condito con tre etti e mezzo di fontina (quella ho trovato…), un paio d’etti abbondanti di burro fuso con salvia, pepe e aglio, e una pioggia di parmigiano. Mescolato bene il tutto in due zuppiere, è uscito questo:

Solo molto più porco, che qui è prima di finire di mescolare e non si vede il formaggio che fila. Temevo di doverne mangiare per il resto della settimana, invece ne sono avanzate circa 3 porzioni.

Secondo

Non pensavo che ci saremmo arrivati, ma comunque ho cercato di fare qualcosa che mi permettesse di non stare in cucina tutto il tempo durante la MIA festa. E, visto che gli spezzatini non sono fra le cose preferite di Pigrazia, ho tentato uno stracotto di manzo. Anche se la prossima volta non starò a farmi tanti problemi e seguirò il metodo standard (rosola la carne, cuoci piano piano con vino e verdure, separa il sugo e le verdure, passa il tutto, affetta la carne, versaci su la salsa), stavolta ho fatto così: ho rosolato in teglia parecchie carote, cipolle, scalogni e sedano a pezzotti, ci ho messo sopra due chili e mezzo di un pezzo di manzo adeguatamente grasso e nervosetto e già salato/pepato, ho chiuso la teglia con l’alluminio e messo il tutto in forno per 3 ore a neanche 150°. Ho poi tolto sugo e verdure, li ho fatti ridurre 20 minuti a parte, passati e aggiustati di sapore con 2 cucchiai di soia. Nel frattempo, ho rosolato la carne appoggiata su una griglia a 260 gradi col forno ventilato. Affettata e servita con su la sua salsa, è uscito questo:

Di contorno, patate e funghi cotti assieme al forno; ma la morte sua sarebbe stata la polenta, ora posso dirlo senza tema di smentita. Non avevo dato una lira al secondo, credevo che dopo quell’overdose di pizzoccheri non ci sarebbe arrivato nessuno. Della carne sono rimaste 2 porzioni scarse, del contorno nulla.

E poi, vabbè, la torta.

Regali? Certo. La vicina del piano di sotto, forte dell’idea che non si possono mai avere abbastanza pentole, mi ha regalato una magnifica pentola da 5 litri smaltata. Mia sorella è arrivata con questo:

che insomma, ha il suo bel perché.

Pigrazia, memore delle slittate con Davide in jeans e relativo culo bagnato dell’anno scorso, un paio di soprapantaloni impermeabili.

La coppia di amici con lui che fa la birra mi hanno regalato questo:

(Bostoniano lancia sguardi per niente rassicuranti agli animali da compagnia del vicinato)

Le colleghe giapponese e tedesca sono andate a svaligiare una piccola boutique di birre che hanno trovato loro, riportando una selezione di birre di diversa origine. Direi che il record della stranezza va a questa:

 

prodotta da questi qui in collaborazione con questi qui. Insomma, partire da Borgorose nel Reatino e, sette anni più tardi, fare una joint venture con una delle più sciccose microbirrerie del Delaware deve essere una bella soddisfazione.

E, insomma, tutto qui. Per essere partiti senza nessuna voglia di festeggiare, non male.

3 December 11

Dal Giurassico

Sono antico, non quanto il mondo ma antico. Sono apparso nel Giurassico, qualcosa come 160 milioni di anni fa. Un progetto semplice, ma di successo: abito in tutto il mondo, in tutti i mari, a qualunque profondità. Mi nutro di tutto, senza fisime: alghe, molluschi, detriti… qualunque cosa. Vivo a lungo anche fuori dall’acqua, tanto a lungo che a volte decido di abitarci in pianta stabile. So difendermi: la mia vista spazia per 360°, ho un fiuto pressoché infallibile, sono ben corazzato e le mie chele non vanno prese troppo alla leggera. 

È qualcosa di ingiusto che questo molliccio ammasso di protoplasma rosa possa entrare con tutta comodità in un negozio, tirare fuori tre miseri dollari e mezzo e prendermi. A me. Una cosa così:

Beh, gliene devo dare atto: la mia fine è stata relativamente rapida. Sono stato infilato assieme a un collega (facevamo più di un chilo in due, capite?) in una pentola piena di vapore bollente: dieci secondi scarsi e tutto il retaggio che mi seguiva dal Giurassico è sparito nell’oblio, come lacrime nella pioggia.

E poi ha lavorato duro per onorarmi. Innanzitutto, ha fatto da zero una maionese che si è inventato lui: tuorlo d’uovo, olio di oliva, succo di limone, uno spruzzo di ponzu, sale e un cucchiaino di zenzero fresco grattugiato. Da servire a parte, che la mia carne è buona anche da sola.

Poi ha scelto due patate novelle, con una buccia finissima e la polpa cerosa, quasi niente amido. Le ha lessate, condite a caldo con sale e uno spruzzo di aceto, mescolandole con due cipollotti affettati finissimi. Una volta raffreddate, le ha finite con un cucchiaio di olio di oliva, un condimento appena accennato. Ha inoltre preso dei ravanelli freschi dal suo orto, li ha affettati sottili (anche le foglie) e conditi appena.

Il risultato - la maionese non si vede - è stato questo.

Un bel funerale. Lui e la sua femmina dicono “anche buono”. Se proprio doveva essere, meglio che sbranato vivo da un polpo…

24 November 11
Sette chili di tacchino. Marinato 2 giorni in Allagash Triple Belgian Ale, acqua, sale, zucchero scuro, miele, 7 mandarini, alloro, finocchio. Messo sul girarrosto 2 ore. Da affinare, ma ottimo. Altri dettagli sulla cena del Ringraziamento più avanti.

Sette chili di tacchino. Marinato 2 giorni in Allagash Triple Belgian Ale, acqua, sale, zucchero scuro, miele, 7 mandarini, alloro, finocchio. Messo sul girarrosto 2 ore. Da affinare, ma ottimo. Altri dettagli sulla cena del Ringraziamento più avanti.

Tags: ricette foto
21 November 11

Oink à l’orange

Ricettina veloce veloce e improvvisata: Ho del filetto di maiale. Non ho idea di come farlo, so solo che arrosto diventa secco. Mentre ci medito, penso di voler dare al tutto una certa aranciosità. Sta di fatto che prendo

  • il succo di un’arancia
  • la scorza grattata della medesima
  • un pizzichino di curry, che mentre lo faccio lo annuso e dico “Mmah…”
  • un pizzichino di garam masala, che mentre lo faccio lo annuso e dico “‘Azz, sì, era QUESTO l’aroma che cercavo!” e ce ne verso dentro un cucchiaio pieno
  • più o meno tanto vino bianco quanto succo d’arancia

Pongo il tutto a sobollire in un pentolino a fondo spesso, per sposare e concentrare un po’ gli aromi

Metto quindi sul fuoco una padella d’acciaio (anche il manico) con un po’ d’olio sul fondo. Quando è ben calda, ci metto a rosolare brevemente il filetto di maiale, condito solo con sale e pepe. Quando è ben colorato, ci butto dentro tutto il succo d’arancia aromatizzato, ci rivolto dentro la carne per un paio di minuti, quindi sigillo la padella con la carta d’argento e piazzo il tutto in forno a 190° più o meno. Lì rimane per una ventina di minuti.

Porto in tavola così:

Quelle che gli vedete di contorno sono un’altra scoperta piuttosto recente, patate arrostite in padella con erbe aromatiche. Croccanti fuori, morbide e burrose dentro (non c’è burro). Chissà, se vedo che si muove qualcosa, magari posto anche la ricetta di quelle…

Tags: ricette
11 November 11

La via intermedia

La ricetta di base: passare un mazzo di asparagi lessi al forno con fiocchi di burro e una spolverata di parmigiano. Nel frattempo, preparare uova al burro e servire il tutto. Noti come “asparagi alla Bismark”.

La fantastica interpretazione provata anni fa in un ristorante di Roma: piccola bavarese di asparagi su fonduta di parmigiano con un tuorlo intiepidito appoggiato sopra. Non provo neanche a immaginare come sia stata fatta, anche il solo fatto di portare il tuorlo a quella temperatura perfetta senza cuocerlo mi sfugge come sia possibile ottenerlo.

La via intermedia del vostro Aff.mo:

40 grammi di burro fusi in un pentolino e scaldati finché smettono di fare schiuma; versati dentro 40 grammi di farina tutti d’un colpo; cotto il roux brevemente a fiamma moderata senza colorarlo, quindi aggiunto mezzo litro di latte bollente. Una volta ottenuta una bechamelle lenta, incorporare fuori dal fuoco una generosa quantità di asiago e parmigiano grattugiati e un tuorlo d’uovo. Regolare di sale e aggiungere pepe e noce moscata.

Il fatto così ottenuto si chiama salsa Mornay. Versata sugli asparagi in questione e il tutto servito con due uova al burro fatte “a mestiere”… Sarò onesto, il risultato non è sicuramente la bavarese. Ma, ecco, neanche gli asparagi alla Bismark. E ci vuole quasi lo stesso tempo a farlo.

23 October 11

The unrepeatable sauce

On Thursday, I prepared roast bell peppers. After spending a good 20 mins peeling them carefully, I laid strips of peppers in a Pyrex container and layered them with olive oil, slices of fresh garlic, a basil chiffonade, salt, and a barely noticeable amount of vinegar. The peppers spent some 16 hours in said marinade before being drained and eaten with gusto. (Un)fortunately, this left me with a sizeable amount of leftover flavored oil (I believe a good eight of a cup).

Tonight I happened to have some shrimps. I am beginning to run out of ideas on how to dress my shrimp salads but, even though I never said I would not repeat the same dressing twice, I seem to have challenged myself to always devise something new. However, tonight I was really uninspired. Until.

I remembered about the oil. It was in a little jar, still with some basil leaves and a couple slivers of garlic in it. I processed it with juice from half a lemon, some sprigs of fresh dill, a dash of ponzu sauce (to provide acidity and saltiness, but it was literally a dash), and a scallion, white and a good chunk of green. As I had hoped, but not expected, the thing processed into a beautifully looking, creamy quasi-aioli.

Boiling the shrimps in abundant salt water (one to three mins, depending on how big they are and the degree of doneness that you prefer) and shocking them cold was a no-brainer; still, should you ever find yourself with the quite unlikely base ingredient, you will have to decide whether you want to just toss the shrimps in the sauce (as I did)

or if you’d rather serve them cocktail-stile, in a chilled glass with sauce on the side for dipping. As you can see, some shaved fennell, lightly dressed in a citronette, provided a mouth-cleansing crunchy side, while a Muscadet de Sevre et Marne took care of the wine pairing.

You may say that something HAD to go wrong, right? And you’d be right. So, little lesson learned here: when shaving stuff through a mandoline, don’t be a smart ass and use a protection. You are never as proficient as you think you are.

n00b

Posted: 8:34 AM

Volare85, perdona…

…ma quella bestia che ha marinato una giornata con vino bianco, aglio, pepe, ginepro, pimento, alloro; è stata farcita con 4 fette di bacon, parecchio finocchietto, salvia, rosmarino, timo e condita all’esterno con un mix di sale, pepe, semi di finocchio; si è fatta un’ora di girotondo sullo spiedo; ed è stata servita a tavola con patate arrosto, peperoni arrosto marinati in olio, aglio e basilico e annaffiata da un bordeaux niente male era un coniglio, ed era proprio buono…

18 October 11

Avanzi

Stasera, poca fame e anche meno voglia di cucinare. Pane, salame, formaggi, insalata. Con i formaggi ho servito un avanzo cenozoico di una composta di cipolla rossa, menta, uvetta, vino, aceto e zucchero sobolliti a lungo. Oh: meravigliosa. Se provo a rifarla cento volte, non esce così

13 October 11

Da “Che cavolo faccio” a “Oh, però!” in 2 ore circa

Avevamo a cena mia sorella. Per casa giravano molta confusione e poche certezze:

  • una mezza chilata abbondante di gamberi
  • un tre etti di tonno sushi grade
  • vanno fatti entrambi (per questioni di freschezza e di quantità)
  • le ispirazioni devono essere diverse, probabilmente oriente e caraibi
  • il tonno deve essere servito CRUDO (lo mangio solo così) 

Gli altri ingredienti disponibili tiravano in mille direzioni. Alla fine, ecco cos’è uscito

Gamberi grigliati in salsa caraibica

Si sgusciano i gamberi e si marinano con olio, pepe e spicchi d’aglio. Si montano sugli spiedini e si grigliano. Si smontano dagli spiedini e si irrorano con una salsa vagamente ispirata al Jerk giamaicano, composta da peperoncino piccante fresco a fettinine, cipollotto, olio di oliva, pimento macinato di fresco, scorza e succo di lime. Il risultato è questo (meno sfuocato che in foto):

Taste better than the picture looks

A seguire:

Tonno marinato all’arancia e zenzero con nasturzi

Si taglia a velo una cipolla rossa e la si tiene mezz’ora in acqua fredda a perdere gli spigoli. Intanto, si prepara una marinata con tamari (una soia piuttosto concentrata), ponzu (una salsa composta, fra l’altro, da soia e succo di un introvabile agrume giapponese), succo di un arancia e relativa scorza grattugiata, zenzero fresco tritato quanto un dito medio. Si fa a dadini il tonno, si tagliano grossolanamente una decina di foglie di nasturzio, del quale si preparano anche alcuni fiori. Dieci minuti prima di servire, si mette la cipolla nella marinata e si mescola. Dopo cinque minuti, si aggiungono il tonno e le foglie di nasturzio. Appena prima di portare in tavola, si dispongono i fiori in cima a tutto. Esce una cosa del genere (anche qui, molto meglio dal vivo che in foto):

I colori veri non sono così lisergici 

E, insomma, è entrato il jolly. Per una volta, nessuna rimostranza da parte mia. Contorno: insalata di indivia belga con olive nere e citronette al lime. Bevuto: un Sauvignon neozelandese, acido, molto ricco di frutta tropicale, ha fatto un figurone specialmente col tonno. Che culo!

Tags: ricette
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Themed by Hunson. Originally by Josh